Valerian e la città dei mille pianeti – Un film incompreso per un immeritato flop

Vale la pena di vederlo? (in 4 righe)

Certamente si. Non è un capolavoro per diversi motivi, ma è certamente un bel film, con un messaggio positivo ed una struttura che guarda al passato, all’epoca d’oro della fantascienza, a quel periodo di positività intellettuale che sono stati i 20 anni dopo la seconda guerra mondiale.

Il messaggio

Il film è maestoso e artisticamente impressionante.

Aldilà degli effetti speciali magistrali, la direzione artistica ha fatto un lavoro grandioso nel tratteggiare i particolari dell’universo del film, le diversità rappresentate (anche se inizialmente un po’ stereotipate) si fondono in quel grande calderone che è l’esistenza a bordo della stazione spaziale, vero leitmotiv e senso finale del film.

Sebbene la trama possa risultare banale, e non sempre ben centrata sul bersaglio, a posteriori si può riflettere sul significato di questo film, che ha un messaggio ben chiaro.

Siamo tutti diversi, non abbiate paura e insieme ce la faremo.

La scena iniziale del film è un capolavoro, a livello narrativo e registico, rende in pieno l’idea di unione delle differenze e di slancio positivistico verso il futuro.

Se tutto il film avesse avuto quella qualità, sarebbe stato ad un ben altro livello.

La stazione di Alpha è chiaramente la rappresentazione di un idea utopistica in cui le varie umanità (qui metaforizzate dalle varie civiltà aliene) possano trovare un equilibrio e un punto di incontro in cui coesistere, generando un maggiore benessere per tutti, e unendo le forze verso le sfide che il mondo saprà porgli davanti, non dimentichiamoci che la stazione era in un viaggio di esplorazione, che richiama il viaggio dell’umanità nel tempo e nelle ere.

Ma qualcuno spinto dalla paura di perdere il controllo trama verso questa sorta di equilibrio costruito in maniera naturale nel tempo, perché non c’è cosa che l’uomo tema di più che l’uomo stesso a quanto pare.

Il discorso è quindi chiaro, l’umanità deve essere unita nelle differenze (non è un caso che l’unico popolo isolato sia un popolo di imbecilli) , i cattivi sono chi vuole predominare con la violenza sugli altri e l’amore vince su tutto.

Ma non facciamo gli hippie cresciuti a pane,sogni ed LSD, sappiamo tutti quanti la geopolitica e i giochi di potere a volte siano un male necessario, per tutti consiglio “I tre giorni del condor” e di riflettere sul dialogo finale, perciò non semplifichiamo troppo, sebbene il messaggio sia istruttivo ed importante.

La caduta di stile

Purtroppo il film approfondisce poco le tematiche sopra descritte, nel suo multiverso vengono affrontate tangenzialmente una marea di micro-discorsi, ma il tutto si perde nella pomposa e coloratissima scelta stilistica.

Se il film avesse rallentato un poco, ci fossero stati dialoghi più taglienti e scene di riflessione, il tutto avrebbe avuto un peso completamente diverso.

Il più grande pregio di questo film in ogni caso è anche il suo più grande macigno.

La “colorosità” delle scene fa si che anche momenti toccanti come la morte di Bubble, parentesi sul concetto di identità e libertà mancate in un mondo di stereotipi serviti a forza, risultino essere indeboliti.

è l’effetto Marvel, quando fai un film “Cartoonoso” poi è difficile dargli un tono greve quando serve. Peccato.

Il flop

Valerian e la città dei mille mondi è stato economicamente un flop, è innegabile, questo è un peccato, ma era un evento prevedibile.

Costato 180 milioni di dollari ne recupererà circa 130 ad andar bene sul mercato asiatico.

Un film così costoso è ad alto rischio, e il mercato attuale non premia certo la diversità.

Non bisogna essere dei falchi per accorgersi come i film negli ultimi anni si siano appiattiti a livello di narrazione, sempre più veloci, stilisticamente simili e di semplice e immediata lettura.

Il film di un genere non molto popolare di persè, la space-opera (a parte star wars), è stato a mio avviso anche distribuito e pubblicizzato male.

Risultando dai trailer un mezzo young movie (“Hunger games” o “Divergent” per citarne alcuni) con tutte le conseguenze del caso sulle eventuali aspettative, aspettative che poi portano una persona a decidere se vedere o meno quel film.

Il quinto elemento

Dopo 10 minuti di film mi è subito parso chiaro il parallelismo con un altro film di Besson, ovvero il “Quinto elemento”, opera molto simile.

Space opera con un messaggio importante di unione ed amore per l’umanità, caratterizzata anchessa all’epoca da effetti speciali all’avanguardia, un budget stratosferico e un mondo colorato, vario e bizzarro, fatto di diversità.

Ma a memoria, in qualche modo più maturo, perché più sporco e stanco.

La graphic novel

Il film è tratta da un fumetto degli anni 60 da cui è anche stata tratta una serie animata nel 2007, entrambe cose che sarebbe forse bene recuperare, perché come spesso accade, quando un film delude sulla profondità, l’opera da cui è tratto risulta essere la giusta compensazione che si cerca alla fine della visione della pellicola.

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Un pensiero riguardo “Valerian e la città dei mille pianeti – Un film incompreso per un immeritato flop

  1. Completamente d’accordo con quello che hai scritto.

    A livello tecnico è molto bello e alcune idee sono geniali (tipo il grande mercato che si vede all’inizio, visitabile anche da altri mondi grazie a speciali “visori” e “guanti” che permettono di interagire con la merce ed i mercanti)

    Protagonisti un po’ troppo giovani per i panni che si trovano a calzare ma ci si può passare sopra.

    Peccato solo per le tematiche a volte trattate un po’ sbrigativamente, in ogni caso per come viene presentato dai trailer ha fatto anche più di quanto mi aspettassi.

    Vale decisamente la pena vederlo.

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