Perfetti sconosciuti – Recensione

Avete presente quando ci si lamenta del cinema italiano?

Che poi per pigrizia si finisce per etichettare il tutto come cinepanettoni, commediole e film politici?

Ecco, se di recente non avete avuto voglia di cercare qualcosa di italiano che valesse la pena di essere guardato, ve lo segnalo io.

Perfetti sconosciuti.

è un film che si colloca nella categoria “Persone in una stanza”, ovvero quel genere di film basati interamente sui dialoghi e personaggi, dove l’intera trama si svolge in una sola location, in questo caso una sera a casa di amici.

Si potrebbe dire “Che palle!”

e invece no.

Questo genere di film di solito esce bruttissimo o capolavoro, e qui è uscito un più che buon film.

Il plot si basa su una considerazione e una successiva domanda.

I nostri cellulari sono una memoria perfetta di noi stessi, non dimenticano nulla anche a distanza di anni, contengono il noi più vero, sanno tutto di noi, ciò che pensiamo, ciò che diciamo.

Dobbiamo starci attenti, se qualcuno leggesse le nostre chat di Whatsup? O sentisse le nostre chiamate?

Sareste disposti a leggere a voce alta tutti i messaggi che vi arrivano durante una cena tra amici? O a far sentire eventuali chiamate?

Non è una domanda banale, rifletteteci bene, e dopo averci riflettuto guardate questo film.

Un film sul significato profondo delle parole identità e relazione.

Non voglio fare altre considerazioni per non fare spoiler, ma questo è davvero un film che consiglio vivamente e che non mancherà di farvi riflettere e discutere con i vostri amici.

Fatemi sapere poi se vi è piaciuto.

Considerazioni per chi ha visto il film

Una cosa che ho apprezzato del film sono i personaggi.

Non sono stereotipi, certo a forzarceli tutti rientrano in qualche categoria, come qualsiasi persona, ma ragionevolmente questi protagonisti sono “veri”.

Il personaggio di Mastrandrea con la moglie poi è un tocco da maestro, completamente credibili, e completamente credibile la loro storia, la loro crisi.

Nelle piccole “Infamate” che percorrono il film, come quella di non invitare Peppe a giocare a calcio se non quando manca il portiere, c’è molta verità, qualcosa che si potrebbe trovare nelle nostre vite con tranquillità.

è questo il potere di questo film, la credibilità.

Quando alla fine c’è il colpo di scena, in cui gli amici escono e non è successo nulla, personalmente al momento, quando ho visto la ragazza prendere a braccetto quell’infame del taxista,  bhe, ho pensato ad un “Blackout” collettivo.

Quasi tutti automaticamente volessero far finta che non fosse accaduto nulla, perché per essere amici, per stare assieme certe cose le vogliamo ignorare, e le sopportiamo piuttosto che stare soli.

Certo il significato del film non è quello, il gioco non è mai avvenuto come mostrato palesemente un minuto dopo, ma trovo interessante anche questa riflessione che ho fatto.

Daltronde

“Siamo tutti frangibili”

Voi che ne pensate?

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