Her – Ovvero come rimanere soli

“Her” è un film di Spike Jonze del 2013, vincitore di un premio oscar alla miglior sceneggiatura originale.

la Storia parla di un uomo che in un prossimo futuro intesse una relazione sentimentale con il sistema operativo del suo computer, ovvero la sua assistente virtuale.

Film molto intimo, consigliato per la riflessione del significato di relazione e di amore, aldilà dell’input fantascientifico.

voto : 8

La solitudine di un uomo (spoiler)

Il protagonista è un uomo solo, incapace di relazionarsi realmente e sinceramente con le altre persone, ma in questo non è un caso unico.

La stessa società si affida a persone come lui per scrivere lettere personali, ricche di dettagli emotivi.

ed è paradossale che a scrivere questi dettagli sia un uomo che di emotività ne ha poca.

è come se per lui i sentimenti fossero qualcosa di superficiale, qualcosa di razionale e immaginato, qualcosa che puo’ quindi manipolare e di cui puo’ facilmente scrivere.

Il protagonista sembra vivere i sentimenti in quanto tali e non legati a pesone specifiche.

Infatti quando la relazione con l’OS è agli inizi tutto va alla grande, perchè è Lei che vive per Lui, ma non appena Lei comincia ad avere una sua vita, le cose vanno a pezzi, Lui non l’accetta, Lei non è più la ragazza perfetta legata a lui, ma è libera, Lui non ha più il feticcio su cui riversare le proprie emozioni interiori, qualcuno su cui riversare le proprie aspettative e annegare la propria solitudine.

Certo l’argomento della possessività e dell’egocentrismo nel rapporto si interseca con l’idea fantascientifica di una intelligenza che va oltre l’umano, è che accenna all’idea che un entità molto più intelligente della razza umana possa provare ed elaborare cose che non possiamo nemmeno immaginare, facendone in questo caso la causa della fine del rapporto.

Ma se si separa un attimo questa idea e ci si concentra solo sul protagonista, abbiamo un uomo che alla ricerca dell’amore perfetto rimane senza nulla in mano, “fregato” proprio dall’amore perfetto stesso, troppo sfuggente.

Il protagonista è un uomo consapevole del suo fallimento nel rapporto di matrimonio, probabilmente idealizzato nei suoi ricordi.

Lui stesso ammette di aver lasciato sola l’ex-moglie smettendo di comunicare, quindi lui conosce il suo problema.

I suoi ricordi sono perfetti e a quelli si aggrappa, ma l’amica è veloce nel ricordargli che anche sua moglie non era perfetta.

Il problema è che lui non ha imparato nulla, quando esce con una bellissima donna, anchessa evidentemente sola e in cerca di un uomo con cui sistemarsi, lui si tira indietro, non appena vede l’apparire di una storia seria, ovvero vera, con tutto quello che ne consegue.

Preferisce stare con il perfetto OS.

Ma alla fine si renderà conto di quanto è solo nel comportarsi in questa maniera, quando sarà lui ad essere lasciato, e non lui a lasciare o a tenere a distanza, con il suo modo manipolatorio di gestire sentimenti ed emotività (ricordate cosa fa di lavoro).

Ma avrà imparato qualcosa alla fine? La lettera scritta alla Ex avrà qualche significato? o sarà solo deformazione professionale?

Il significato di una relazione

Dal film traspare una umanità che ha difficoltà a relazionarsi ed amarsi per quello che è a tutti i livelli.

Forse abbiamo mitizzato troppo l’amore e le relazioni, che alla fine siamo finiti un po’ tutti a cadere prima o poi nella trappola del protagonista.

Superata la fase di cotta, quello che resta è la volontà di costruire qualcosa insieme.

Cercare di mantenere il controllo, fare della relazione un estensione del proprio io, o pretendere che sia un calco perfetto non è una buona cosa.

Su un sito di psicologia leggevo che per far funzionare una relazione è importante avere l’obbiettivo comune, certo poi sembra che la coppia diventi un’azienda con la sua checklist

  1. Convivere
  2. Comprare casa
  3. Sposarsi
  4. Avere figli

Ma è indubbio che una relazione si “Costruisce” o si “Coltiva” ed è quello che è, la ricerca continua, forse si applica bene ad altri aspetti della vita umana ma non all’amore, dove funziona meglio unita ad una buona dose di accettazione.

Le altre due relazioni

L’altra relazione infelice è quella dell’amica del protagonista.

Lei irrealizzata professionalmente e personalmente (vogliamo parlare del documentario?).

Incapace di comincare (vogliamo parlare del documentario)?

Il compagno un ossessivo “so tutto io”, un estremista, tanto che la sua reazione alla rottura della storia è fare voto di silenzio e andare a fare il monaco per sei mesi, una scelta non proprio equilibrata.

L’unico personaggio felice del film è il centralinista, un uomo semplice, quasi fastidiosamente “stupidotto”, che ammira il protagonista pur non capendolo.

è un caso che la compagna sia presentata come un avvocato? Professione che non richiama certo la creatività o l’intelletto, quando la praticità e la pragmaticità del mondo?

Una nota estetica

Complimenti al regista, che tramite immagini accompagna il susseguirsi di situazioni e sentimenti.

Il ghiaccio che si scioglie ad anticipare la rottura di qualcosa.

Il vapore caldo che esce dal tombino, a simboleggiare che qualcosa bolle sotto la superficie fredda.

La pubblicità di un gufo che artiglia “il protagonista” con un gioco di prospettiva, come a indicare un sentimento attanagliante.

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